Convegno per riduzione dei reati e pene più miti
Autore Messaggio Discussione postata il 24/11/2007 @ 12:47
Titolo : Convegno per riduzione dei reati e pene più miti
avvocatocesari
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Convegno Roma Palazzo Marini in Via Poli 19 dalle ore 15 sul tema "La sicurezza, il sistema penale, le carceri, le politiche sociali", promosso da Rifondazione Comunista, con la partecipazione di parlamentari dell'Unione, di diverse associazioni impegnate sui temi dei diritti civili e della giustizia, di Magistratura Democratica e dell'Unione delle Camere Penali, di rappresentanti del PRC, delle Regioni e degli Enti Locali con le conclusioni del Ministro Ferrero, con la partecipazione di parlamentari dell'Unione (i capigruppo PRC Migliore e Russo Spena, la capogruppo al Senato del PD Anna Finocchiaro, il presidente della Commissione Giustizia del Senato Salvi, Balducci dei Verdi, Crapolicchio del PDCI, D'Elia della Rosa nel Pugno), di diverse associazioni impegnate sui temi dei diritti civili e della giustizia, di Magistratura Democratica e dell'Unione delle Camere Penali, di rappresentanti del PRC, delle Regioni e degli Enti Locali.

Il convegno sarà aperto dalle relazioni di Giuliano Pisapia, che presiede la commissione ministeriale per la riforma del Codice Penale, di Claudio Giardullo del SILP, della sociologa Tamar Pitch, e di chi scrive (responsabile carceri del PRC). Il tema occupa le prime pagine dei giornali, le trasmissioni televisive, le aule parlamentari. Non si parla più della concretezza, ma della percezione della realtà. Si ingigantiscono i fatti, si sente il bisogno di creare allarme e di inventare risposte, spesso soltanto l'annuncio delle risposte. La sicurezza dei cittadini, il bisogno di sicurezza, l'allarme sicurezza, le città insicure, sempre più insicure, la microcriminalità, la sicurezza che non è di destra né di sinistra.

Il convegno viene così presentato da Gennaro Santoro il responsabile carceri del Partito Rifondazione Comunista...

Ed accanto al tema "sicurezza" compaiono coloro che questa sicurezza mettono in pericolo: i terroristi, i drogati, gli albanesi, i clandestini, gli indultati, i rom, i rumeni, i rom rumeni, i rom rumeni indultati, i lavavetri, gli accattoni molesti e spesso violenti, il racket dei lavavetri, il racket dell'accattonaggio, i condannati ammessi alle misure alternative. E quindi le risposte: nuove tipologie di reato, nuove aggravanti, pene edittali più pesanti, sospensione delle pene sospese, sospensione delle misure alternative alla detenzione, custodia cautelare obbligatoria, certezza della pena. Una storia sempre uguale da almeno un ventennio.

In momenti molto rari si discute con pacatezza di riduzione dell'area dell'illecito penale, della necessità di svuotare i ruoli di giudici e pubblici ministeri, dell'insostenibilità del sovraffollamento carcerario, della necessità di limitare l'utilizzo della custodia cautelare in carcere, e quindi dell'esigenza di un nuovo codice penale, di alternative alla detenzione, della necessità di investire sul reinserimento sociale di chi è stato condannato, del superamento di leggi idiote e classiste che criminalizzano gli stranieri, i tossicodipendenti e persino la povertà. Invece vi è una gara a chi grida di più, a chi la spara più grossa. Eppure se si riempiono le carceri queste diventano ingestibili e disumane, i percorsi di reinserimento e la lotta alla recidiva diventano di fatto impossibili. Il superamento del numero dei sessantamila detenuti verificatosi nell'estate del 2006 ha reso necessaria l'adozione di un provvedimento straordinario, l'indulto, perché erano intollerabili ed illegittime le condizioni di detenzione. Tanti hanno detto, dopo l'approvazione dell'indulto, che bisognava uscire dalla stagione dei provvedimenti straordinari ed avviare una stagione di riforme per rendere la pena detentiva l'extrema ratio, che bisognava battere la strada della riforma organica del sistema, che ridefinisse e riducesse le figure di reato e che delineasse un sistema delle pene articolato, che bisognava subito intervenire per sterilizzare gli effetti devastanti prodotti dalle leggi sulla droga e sull'immigrazione, che bisognava approfittare dello svuotamento delle carceri per investire nei percorsi di formazione ed inserimento dei detenuti e per far funzionare al meglio gli istituti previsti dall'ordinamento penitenziario.
Ma è passato più di un anno e ci siamo tutti incartati nelle nuove emergenze. Eppure bisognerebbe ricordare che degli attuali 46.000 detenuti quelli condannati in via definitiva sono più di diciassettemila (ovvero poco più di un terzo tra coloro che si trovano nelle carceri), mentre coloro che non hanno subito neanche una prima sentenza di condanna sono quasi sedicimila.

In questa situazione si propone di ulteriormente aggravare le norme sulla carcerazione prima del processo e della condanna definitiva, ben sapendo che coloro che popolano, da presunti non colpevoli, i penitenziari italiani sono persone accusate in gran parte di reati non gravi e che appartengono alle fasce sociali più disagiate e più povere. Ciò mentre si arena la riforma della parte generale del Codice Penale proposta dalla Commissione Pisapia. Si evidenzia da un lato l'esigenza di una giustizia più veloce, e si procede nella strada opposta di prevedere nuove ipotesi di reato, ovvero di creare nuovi e spesso inutili processi. Si lanciano allarmi sulle statistiche criminali, ma si ignora il fatto che negli ultimi decenni nel nostro paese il numero degli omicidi volontari si è ridotto drasticamente, e che circa il settanta per cento di essi viene commesso in ambiti familiari. Si ignora che i condannati ammessi alle misure alternative alla detenzione presentano indici di recidività bassissimi e che quindi la legge Gozzini dà buoni risultati. Si chiede di costruire sempre nuove carceri. E' evidente che la strada proposta dalle ordinanze dei sindaci, dagli opinionisti disinformati, da editori interessati può portare nel migliore dei casi a non far nulla e nella peggiore delle ipotesi ad un ingolfamento/impazzimento del sistema giudiziario ed ad una ingovernabilità delle carceri.
La strada più saggia è tornare al programma che ha portato l'Unione alla vittoria elettorale del 2006. La Sinistra deve spingere l'Unione a fare le riforme previste, difendere e rilanciare la riforma carceraria, dialogare con la pubblica opinione, evitare di imboccare la strada che avvelena il nostro tessuto sociale, che crea emarginazione, violenza, intolleranza. Rimboccarsi le maniche sulla questione giustizia e sulla vicenda sicurezza non può essere compito da relegarsi a nicchie specialistiche: il tema investe l'insieme delle relazioni sociali, il grado di civiltà del nostro vivere civile. Le scelte sul tema non sono neutrali: ci sono - soprattutto su questo tema - scelte di sinistra e scelte di destra. E' di destra la rincorsa di pene sempre più gravi, il non investire sul reinserimento sociale; è di destra la pena capitale; è di destra il carcere a vita; è di destra privilegiare la spesa per nuove carceri piuttosto che investire sulle politiche sociale e sui percorsi di inserimento lavorativo per coloro che hanno commesso un reato, è di destra sparare a zero sui magistrati di sorveglianza che danno attuazione all'ordinamento penitenziario, prendendo a pretesto episodi gravissimi ma sicuramente isolati.

E' di sinistra ed è democratica la strada diversa che prevede il rispetto delle garanzie per tutti e non solo per pochi privilegiati; è di sinistra ed è democratica la strada - prevista dalla nostra Costituzione - che punta a restringere l'intervento del sistema penale ed in particolare della pena detentiva; è di sinistra ed è democratico favorire la tolleranza nei confronti dei diversi, degli stranieri, di chi vive in condizione di emarginazione; è di sinistra ed è democratica la via dell'attuazione del principio costituzionale della finalità rieducativa della pena, che passa attraverso il trattamento in carcere e per le misure alternative alla detenzione. La popolazione detenuta riprende a crescere, si è di nuovo superata la soglia dei quarantaseimila detenuti, ovvero siamo sopra il numero di detenuti che le nostre carceri permettono di contenere in termini di rispetto dei diritti umani e del regolamento penitenziaro; i tribunali scoppiano e non rendono giustizia ma producono nella loro cronica inefficienza frustrazioni e rancori. Nuovo codice penale, con riduzione e nuova definizione delle ipotesi di reato, sistema delle pene più mite, abolizione dell'ergastolo, pene diverse dalla detenzione, depenalizzazione profonda, previsione di un sistema efficace di sanzioni amministrative, alleggerimento del carico delle procure e dei tribunali, risorse per affrontare efficacemente la piaga degli incidenti sul lavoro ed i reati contro l'ambiente, rispetto dei diritti delle persone recluse, ricorso limitato alla custodia in carcere in attesa di giudizio, interventi di sostegno sociale nelle aree di maggior degrado urbano ed in favore delle vittime dei reati, percorsi di socializzazione e di inclusione per i condannati, giustizia penale più snella e perciò più veloce e più giusta, risorse alla giustizia civile per smaltire i carichi processuali e creare una via efficace per la soluzione delle controversie tra i cittadini. Risposte di sinistra in gran parte contenute nel programma del centro-sinistra, da attuare alla svelta.

*Responsabile carceri Prc

 
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